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Nel novembre 2010 la dieta mediterranea è stata proclamata dall’Unesco “patrimonio culturale immateriale dell’umanità” in quanto “stile di vita sostenibile, basato su tradizioni alimentari e su valori culturali secolari”; sicuramente un traguardo storico e prestigioso per la cultura e la tradizione agroalimentare del Bel Paese, che però chiama l’Italia alla responsabilità di conservare, promuovere e tutelare questi valori fondamentali custoditi da millenni nella Dieta Mediterranea.

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Olio extravergine d’oliva, pane, pasta, ortaggi, legumi, pesce, frutta, vino: sono loro i protagonisti indiscussi di questo regime alimentare così salutare “scoperto” quasi per caso negli anni Cinquanta del secolo scorso da Ancel Keys, scienziato americano della Scuola pubblica di Alimentazione dell’Università del Minnesota. Giunto in Italia per una vacanza lo studioso notò che nei paesini del Sud, dove a tavola c’erano ancora i prodotti dell’orto, gli abitanti erano molto più sani dei suoi concittadini di New York (soggetti a diete ricche di grassi animali e di zuccheri) e che l’incidenza di malattie cardiovascolari e tumorali era bassissimo. Gli studi sistematici intrapresi successivamente da Keys dimostrarono, fugando ogni dubbio, la relazione esistente tra quel regime alimentare così semplice e sano (poi battezzato negli anni ‘60 come Dieta Mediterranea) e la così bassa presenza di malattie che invece altrove erano molto diffuse. Ma cos’ha di così “miracoloso” e, soprattutto, salutare la dieta mediterranea che tutto il mondo ci invidia? Lo chiediamo alla dottoressa Silvia La Mura, esperta in nutrizione.

dott.ssa Silvia La Mura
dott.ssa Silvia La Mura

«Il patrimonio di maggior valore di questo regime alimentare – spiega la nutrizionista – è costituito dalla ricchezza di sostanze antiossidanti presenti nella frutta e nella verdura fresca, ma anche nel pesce e nel condimento unico utilizzato, che dai nutrizionisti è considerato come l’oro, e cioè l’olio d’oliva». In che modo l’adesione a questo tipo di alimentazione influisce sulla salute? «Chi segue in maniera più rigorosa questo principio dietetico vive meglio e più a lungo.

Lo dicono numerosi studi che negli ultimi decenni hanno analizzato il ruolo di specifici alimenti della dieta mediterranea e parametri biochimici di rischio delle malattie cronico-degenerative (come i tumori, il diabete, le patologie cardiovascolari, il morbo di Alzheimer e la sindrome di Parkinson). In particolare negli ultimi anni l’interesse della ricerca in campo nutrizionale si è indirizzato più che verso lo studio dei singoli alimenti o gruppo di alimenti che fanno parte della dieta mediterranea, verso lo studio in toto del profilo dietetico: in questo notevole interesse ha suscitato lo studio dell’aderenza alla dieta mediterranea in relazione a malattie cardiovascolari e neoplasiche in termini di incidenza, progressione della malattia e mortalità. Ebbene, i risultati hanno dimostrato che una regolare adesione ai dettami della Dieta Mediterranea – ricca di olio d’oliva, carboidrati, frutta, verdura e pesce, con un moderato consumo di vino rosso ai pasti – protegga contro quei tipi di malattie conducendo ad una minore incidenza della mortalità». La dottoressa La Mura cita poi alcuni dati dello studio in questione, “Mediterranean Diet and health status: a meta-analiysis” risalente al 2008.

«L’analisi effettuata su 20.000 soggetti seguiti per 44 mesi, ha rivelato che il rischio di mortalità era inversamente correlato al grado di aderenza alla dieta mediterranea». Sembra incredibile e paradossale, ma nonostante i risultati di questi studi oggi in Italia la dieta mediterranea – a causa di abitudini alimentari sbagliate “imposte” da modelli pubblicitari – rischia l’estinzione e con essa anche la produzione italiana di alimenti che sono i pilastri della dieta stessa.

Eppure, a giudicare dai benefici, fare un po’ di attenzione a ciò che si mangia non costa nulla!

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