SHARE

dott.ssa Silvia La Mura
dott.ssa Silvia La Mura

E’sbagliato pensarla così

La presunzione di sapere “come fare”è la maggiore causa di fallimento

Per dimagrire bisogna fare la fame

Salto i pasti così dimagrisco prima

La pasta e il pane fanno ingrassare

Sto a dieta quindi non posso assolutamente trasgredire

Il mio metabolismo non funziona bene

Solo i farmaci mi possono far dimagrire

Da domani mi metto a dieta intanto mangio

Per dimagrire debbo per sempre rinunciare ai miei cibi preferiti

La dieta mette tristezza

Mi sento in colpa se trasgredisco

È inutile dimagrire tanto poi ingrasso

E’ corretto pensarla così

Dimagrisco se riesco a controllarmi

Controllo alimentare significa dieta come regola che prevede ed è potenziata dalla trasgressione

Il tempo è il migliore alleato

Controllo non tanto il tipo di cibo ma il metodo di cottura che non preveda l’aggiunta di grassi di condimento

Meglio una porzione abbondante di pasta senza condimenti che metà porzione condita abbondantemente

La colazione è un pasto principale

Non salto i pasti altrimenti la fame mi fa perdere il controllo

Ho la certezza di perdere peso se riesco a mantenere il controllo

Solo modificando il mio modo di “pensare dietologico”posso mantenere i chili persi

Se mi trovo a lottare con la bilancia debbo mettere in discussione le mie convinzioni dietologiche

La trasgressione ci aiuta

Metterci a dieta è spesso una decisione sofferta perché tornano alla mente tutti i fallimenti dietetici precedenti e spesso si prova, si tenta, si inizia una dieta sperando che sia la volta buona e che sia l’ultima

Quella che ci farà dimagrire una volta per tutte

Così però non è, perché non lo è quasi mai quando si dimagrisce facendo una dieta rigida, quella cioè che ci impone uno schema fisso dal quale non bisogna assolutamente uscire.

Schema rigido, regole ferree e desiderio di cibo proibito, mettono a dura prova la nostra volontà. Nasce così la voglia di trasgressione, si perde il controllo e si entra in una fase di “non dieta” dove si ricomincia a mangiare o meglio a rimpinzarsi di cibo e, di cibo anche inutile.

Si mangia senza controllo anche se ci si era ripromessi di non farlo più. Non ci si è riusciti e quindi ci si sente in colpa.

L’esperienza dei sensi di colpa, ripetuta nel tempo, porta all’instaurarsi e al perpetuarsi di pensieri fallimentari, depressivi che spesso sono essi stessi causa di una eccessiva ricerca di cibo, che porta inevitabilmente ad un aumento di peso.

Aumento di peso che di per sé è grave, ma forse sono di gravità maggiore i danni che questo ulteriore fallimento crea a livello psicologico.

Chi ha vissuto l’esperienza dei sensi di colpa sa bene come diventa sempre più difficile riprovare un’altra dieta. Nasce, allora, l’apparente accettazione del proprio aspetto fisico, dei propri detestabili chili di troppo; è questa apparente calma che nasconde travagli interiori e che porta all’appagamento del cibo, al mangiare senza controllo, alla non dieta.

La non osservanza di nessuna regola ci fa vivere meglio perché solo così, se non esiste la regola, non può esserci la trasgressione.

Ma trasgredire non solo non va evitato ma diventa utile.

La trasgressione va prevista, controllata e contenuta, non evitata. Se posso trasgredire, la dieta diventa non più uno schema fisso fine a se stesso, ma uno strumento finalizzato a modificare lo stile di vita.

Il programma dimagrante che diventa anche e principalmente di mantenimento è dato dalla regola che prevede la trasgressione. Debbo cioè imparare a controllare l’assunzione di cibo allenandomi alla regola e alla gestione della trasgressione.

Il programma alimentare che prevede dieta e trasgressione apparentemente dà un dimagrimento di entità minore rispetto all’osservanza di una dieta di 800 calorie e ciò sicuramente avviene nelle prime settimane ma nel lungo periodo cioè dopo qualche mese, mentre la dieta di 800 calorie ha sì fatto perdere dei chili ma li ha fatti anche recuperare, il programma basato sul controllo alimentare avrà dato non solo una perdita di peso più o meno importante ma anche e principalmente una educazione alimentare e comportamentale. Questo avrà modificato il nostro modo di pensare dietologico, che ci permetterà di non cadere nella trappola dei sensi di colpa che ci portano verso un’obesità psicogena cronica o peggio ancora verso l’anoressia e la bulimia dove il vomito acquista un significato liberatorio sia del cibo che di quello che rappresenta.

Vanno evitati dunque tutti i metodi dimagranti che tendono a colpevolizzare chi suo malgrado non riesce a stare a dieta, va cercato viceversa chi può aiutarci ad acquistare un modo di pensare dietologico corretto che è fatto di conoscenze vere, scientifiche rapportate sempre e solo alle proprie esigenze metaboliche.

Solo un nutrizionista/dietista esperto può insegnarci a soddisfarle per sempre, perché solo così, potremo diventare magri e continuare ad esserlo fin quando ci andrà.

OLTRE LA DIETA: UNA SCELTA DI SALUTE

Programma  di terapia educazionale di tipo cognitivo comportamentale per la modifica dello Stile di Vita e la gestione del peso corporeo.

“Se ti curiamo oggi, ti aiutiamo oggi.

Se ti educhiamo, ti aiutiamo per tutta la vita” (OMS)

Il percorso di Diagnosi e Terapia proposto nel mio studio si basa sulla “presa in carico”del soggetto per un periodo sufficiente a modificare le idee e i comportamenti alterati che spesso causano e perpetuano l’obesità stessa. Il soggetto che arriva al mio studio effettua la Bioimpedenza per la Valutazione della Composizione Corporea e successivamente la prescrizione dietetica è mirata a soddisfare i fabbisogni energetici  del singolo individuo. La “conoscenza” continua con l’indagine sulla storia dietologica, su gli eventuali fallimenti, le aspettative e gli obiettivi da raggiungere. Successivamente con la visita e la richiesta di esami di laboratorio si completa la valutazione nutrizionale, metabolica e clinica. Viene, pertanto, prescritto un programma di terapia che sarà effettuato con verifiche settimanali.

SENSI DI COLPA:

Ogni qual volta ci si propone di iniziare e portare a termine una dieta rigida, alla fine si finisce sempre per mangiare, quei cibi proibiti, anche se ci si era proposto di non farlo più.

Dopo averli mangiati scattano immediatamente i sensi di colpa; si sperimenta il fallimento, insorge uno stato depressivo che ci porta, ahimè, a consolarci con altro cibo.

Altro cibo che segna l’inizio di un altro periodo senza controllo con la conseguenza di un repentino  aumento di peso che accentuerà la nostra depressione, il nostro fallimento. Si ricomincerà a mangiare un’altra volta senza controllo, abbandonando l’idea della dieta perché solo così, almeno apparentemente si sta meglio. Non sono a dieta quindi posso mangiare sperando in un’altra dieta, in un altro tentativo dietologico che sarà nostro malgrado fallimentare se non si cambierà il modo di rapportarci con il cibo, cambiando il nostro modo di pensare dietologico per  non fallire ulteriormente.

E’ sbagliato l’inizio: il pensiero, cioè, della dieta rigida senza possibilità di trasgressione.

La capacità di sapere trasgredire, infatti, non innesca i sensi di colpa e la spirale quindi di pensieri e comportamenti che ci portano a mangiare sempre di più  e sempre senza controllo.

La maggiore assunzione di cibo ci porterà da una parte al fallimento del tentativo dimagrante e dall’altra a sviluppare a livello psicologico pensieri fallimentari che sono essi stessi causa di ricerca di cibo e quindi di aumento di peso.

Questa esperienza ripetuta nel tempo può portare ad un’incapacità di iniziare un’altra dieta e quindi all’apparente accettazione cronica dei chili di troppo. Nasce così l’obesità cronica di tipo psicogeno.

PENSIERO DIETOLOGICO:

I chili di troppo, si sa, si vorrebbe svanissero all’improvviso: i famosi sette chili in sette giorni, anche se appartengono al mondo dei sogni, spesso diventano una meta irraggiungibile e quindi frustrante per chi continua a sognare a occhi aperti.

La realtà dietologica corretta è però diversa perché si basa sul lungo periodo e bandisce le diete rigide.

Essere magri ed esserlo per sempre è possibile solo se si punterà su un pensiero dietologico corretto e non sull’imposizione di regole alimentari rigide, spesso fantasiose e prive di qualsiasi valore scientifico.

Per pensiero dietologico si intende l’insieme di idee, convinzioni e comportamenti che, se corretti, ci permettono di raggiungere e mantenere per sempre non solo il peso corporeo ma anche e soprattutto quel giusto equilibrio che rispecchia il nostro benessere psicofisico.

La certezza della perdita di peso nel lungo periodo ci permetterà di puntare non più su una dieta ma ad un comportamento alimentare che dovrà essere basato sul controllo; pertanto il programma dimagrante prevederà  sì la dieta intesa come regola ma anche la trasgressione, ossia il potersi concedere ogni tanto quel cibo o quei cibi che sono in quel determinato momento importanti da assumere.

La differenza sostanziale, in questo diverso modo di affrontare la sfida ai chili di troppo, sta nel fatto che la dieta rigida senza la possibilità di trasgredire è destinata ad essere interrotta in un periodo più o meno breve. L’interruzione che ne consegue, darà inizio ad un periodo di incapacità a controllare l’assunzione di cibo che annullerà immediatamente l’effetto della dieta appena conclusa.

Il programma basato sull’autocontrollo potenzierà, invece, la capacità di gestione del cibo, che si tradurrà nella non perdita del controllo e quindi nel mantenimento del risultato ottenuto.

LE DIECI REGOLE D’ORO:

Abituatevi a mangiare in rapporto alla fame e smettete quanto sentite di essere sazi. La sazietà ossia la non voglia di cibo la si percepisce dopo un po’ che si è iniziato il pasto; per tale motivo mangiate solo a tavola masticando lentamente e inserendo delle pause tra un boccone e un altro e tra un piatto e un altro;

Frazionate il menù giornaliero in 5 pasti;

Fate un’abbondante colazione;

Non escludete nessun gruppo alimentare;

Concedetevi con parsimonia i vostri cibi preferiti anche quelli che notoriamente non sono da dieta;

Evitate come regola i cibi grassi e i condimenti;

Ogni giorno inserite un piatto a base di pasta o riso e un piatto carneo (carne o pesce magro) alternativamente a pranzo e cena;

Evitate la sedentarietà;

Curate la stipsi;

Bevete da uno a due litri di acqua al giorno.

Dott. Silvia La Mura

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY